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Progetto RSC: la scuola come spazio di incontro per tutte le comunità

Un percorso triennale che ha unito istituzioni, famiglie e territorio per superare i pregiudizi e costruire una comunità aperta e cooperativa.

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Dirigente Scolastico

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Progetto RSC: la scuola come spazio d’incontro per tutte le comunità

Si è concluso lo scorso 23 Aprile il progetto per l’inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti. Un percorso triennale che ha unito istituzioni, famiglie e territorio per superare i pregiudizi e costruire una comunità aperta e cooperativa. La festa finale alla presenza del sindaco Palandri.

Abbattere le distanze, costruire fiducia reciproca e trasformare la scuola in un luogo dove ogni bambina e ogni bambino possa sentirsi a casa. Con questi presupposti si è concluso, lo scorso 23 aprile, il percorso locale legato al Progetto Nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini Rom, Sinti e Caminanti (RSC), un’iniziativa che ha visto la provincia di Prato protagonista attiva di un cambiamento culturale profondo.

La giornata conclusiva è stata una vera e propria festa di comunità: tra canti, balli e giochi, gli alunni, le famiglie e il personale scolastico hanno condiviso un momento conviviale e una merenda alla presenza del Sindaco, Riccardo Palandri, dell’assessore all’istruzione, Prof.ssa Patrizia Cataldi, e della referente scolastica del progetto, Prof.ssa Monica Mari. Un’occasione di festa che ha segnato un importante punto di svolta nel dialogo, storicamente complesso, tra le istituzioni e le comunità Sinti e Rom del territorio.

Un investimento sul futuro: i numeri e la strategia

Il progetto, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il triennio 2024-2027, conta su uno stanziamento nazionale di 40 milioni di euro e si avvale della collaborazione dell’Istituto degli Innocenti.

L’iniziativa affonda le sue radici in una sperimentazione nata nel 2013. In dieci anni di attività, i dati confermano l’efficacia di questo approccio:

  • Aumento della frequenza scolastica e dei tassi di promozione tra gli alunni target.
  • Miglioramento delle relazioni tra le famiglie RSC, le istituzioni scolastiche e i servizi socio-sanitari.
  • Ampliamento della rete dei soggetti coinvolti sul territorio.

L’azione si inserisce nella più ampia Strategia nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione dei Rom e Sinti 2021-2030, in piena attuazione delle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea.

Scuola, casa e territorio: i tre pilastri dell’inclusione

La forza del progetto risiede nell’aver attivato una sinergia su tre livelli distinti ma strettamente interconnessi:

  1. La Scuola Interculturale: Il lavoro in classe ha coinvolto l’intero gruppo scuola (alunni, insegnanti, dirigenti e personale ATA). Dopo una prima fase di formazione specifica per i docenti, sono stati avviati laboratori didattici basati sulla cooperazione e sul benessere collettivo.
  2. I Contesti Abitativi: Gli operatori hanno supportato i ragazzi e le famiglie anche al di fuori dell’orario scolastico, promuovendo l’autonomia e facilitando l’accesso ai servizi del territorio.
  3. La Rete Locale: Attraverso Tavoli Locali ed Equipe multidisciplinari, le istituzioni hanno dialogato costantemente per calibrare gli interventi sulle reali necessità del contesto pratese.

“È stato un momento ricco di divertimento ed un piacere sentirsi parte di una comunità che fino ad oggi è sempre rimasta molto distante dal contesto scolastico.” – spiega la Prof.ssa Mari.

Sradicare l’antiziganismo attraverso la conoscenza

Il vero filo conduttore di tutto il percorso è stato il contrasto all’antiziganismo, ovvero quel nucleo di pregiudizi e stereotipi storici che colpiscono le comunità Rom e Sinti. Per farlo, il progetto ha scelto la via della partecipazione attiva: le famiglie RSC non sono state semplici beneficiarie passive, ma co-progettiste delle attività, offrendo alla cittadinanza l’opportunità di conoscere la propria cultura al di là dei luoghi comuni.

Le istituzioni locali guardano a questo traguardo non come a un punto di arrivo, ma come a una solida base per il futuro. L’auspicio condiviso è che questa festa sia solo il primo passo verso un dialogo continuo, costruttivo e paritario, capace di arricchire l’intero tessuto sociale della città.

Prof.ssa Monica Mari

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